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Regno
Plantae
Subregno
Tracheobionta (piante vascolari)
Divisione
Magnoliophyta (ex Angiospermae)

Foeniculum vulgare Miller

Classe

Magnoliopsida

Sottoclasse

Rosidae

Ordine

Apiales

Famiglia

Apiaceae

(Da Roberto M. Suozzi : Dizionario delle erbe medicinali-Grandi Tascabili Economici Newton) Inglese:Fennel. Francese:Fenouil vulgaire. Tedesco:Echtel fenchel. Spagnolo:Hinojo comùn. Pianta erbacea perenne della regione mediterranea, caratterizzata da foglie con lungo picciolo e molto laciniate. I fiori sono raggruppati in piccole ombrelle, formanti un'ulteriore ombrella, e sono di colore giallo. Il frutto è formato da due acheni ovoidali solcati da costole. Si raccoglie da Agosto a Novembre. Note storiche - "Il seme di finocchio che bevuto col vino ecciterebbe ai piaceri venerei, ridesterebbe gli spiragli dell'ano": così declamava nel Medioevo la Scuola Salernitana, che teneva il finocchio in gran conto e ne consigliava l'uso, con acqua distillata, nelle malattie oculari. E ancora così suggeriva: "il finocchio mangiato in erba, overamente il seme bevuto con tisana, genera copioso latte". M. Plateario suggeriva ai melanconici la seguente ricetta: "Se si può dare un decotto sia dato di questo tipo, si mescolino in acqua timo, polipodio, epitimo, seme di finocchio, in una parte di questa colatura sia posta un'oncia di mirobalano indio, e tre dracme di lapislazzuli e lapide armenica". Il Comi lo consigliava nell'alimentazione, in quanto il finocchio aveva la capacità di fortificare la vista "portando più elettiva sostanza alla retina e ai nervi ottici del V paio e della coroide". Inoltre, se le nutrici masticavano i frutti aumentavano la secrezione del latte. La radice di finocchio entrava nella formula diuretica delle cinque radici, mentre nella formula delle quattro semenze calde vi entravano i semi. Il Pitré, nel suo libro Medicina popolare, ci racconta che in Sicilia vi era un singolarissimo modo di curare il "purpu" (polipo degli occhi), usando la petra di lu purpu, portata alla mano sinistra sul quarto dito, che consiste in un "anello d'argento con l'opercolo di una piccola conchiglia univalve". Per guarire si facevano tre croci toccando la "testa del purpu" con uno spicchio d'aglio, mettendosi poi in ginocchio recitando questa formula: Santa Lucia, 'n càmmara stacia. Oru tagghiava, e argento cusìa. Passa la Matri Virgini Maria. "Chi hai Lucia, ca chianci e lacrimu?" "Chi vogghiu aviri, duci Matri mia? Passan lu purpu, e mi desi 'ntra l'occhiu Nun mi lassa vidìri né guardari". "Zittu, Lucia, non lacrimari, Scinni ni lu mè ortu Scippa pampini di brivina (verbena, n.d.r.) e finocchiu Ccu li to manu la chiantasti Ccu li to pedi la scarpisasti, La testa di lu purpu cci scacciasti. Siddu e sangu sfissirà, Siddu è purpu a mari va". Scarpa, in Etnomedicina, afferma che alcuni pensano che gatti e cani si curino con iil finocchio. Anche il cervo userebbe il finocchio, ma per curare il morso dei serpenti velenosi. La testuggine invece userebbe il finocchio per recuperare la vista.

Proprietà

(Da Roberto M. Suozzi : Dizionario delle erbe medicinali-Grandi Tascabili Economici Newton) Parti usate - Fiori. Componenti principali - Flavonoidi, antociani, swertiamarina (lattone sesquiterpenico), tannini, alcaloidi. Indicazioni terapeutiche - Diuretica nell'uso interno, applicata localmente è antinfiammatoria ed è utilizzata come collirio nelle forme congiuntivali e negli stati irritativi oculari. L'estratto avrebbe proprietà antibiotiche. Si prepara in decotto e in acqua distillata nelle patologie oculari.IMPORTANTE: si raccomanda di raccogliere le piante solo se si è sicuri della specie a cui appartengono, lontano da fonti di inquinamento e contaminazione come industrie, strade, rifiuti, torrenti inquinati, stalle ecc.
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